PRIMA DEL CORONAVIRUS: L’INFLUENZA DI HONG KONG DEL 1968

Virus Hong Kong

Una veduta di Hong Kong, da cui prese il nome l’influenza di Hong Kong

Sta girando in Rete un’immagine in cui si legge:

1720: Peste

1820: Colera

1920: Spagnola

2020: Coronavirus.

Peccato che l’influenza spagnola, che fece molti più milioni di morti della Prima Guerra Mondiale, tra cui Apollinaire, sia scoppiata nel 1918. Iniziò a gennaio ed ebbe il picco più alto tra l’ottobre e il novembre del 1918, il mese in cui finì il conflitto. Si concluse nel dicembre 1920, ma dopo aver avuto una mutazione.

Si stanno facendo anche dei confronti con la Peste Nera del XIV secolo. Anche quel conflitto arrivò da Oriente, coinvolse e sconvolse tutta l’Europa (Milano ne uscì meno decimata di altre città grazie alle politiche dei Visconti) e colpì un mondo che, tutto sommato, non era più abituato alle epidemie e alle pandemie.

Qualcuno ha ripescato anche la peste bubbonica del Manzoni, ma è un po’ d’obbligo pensare ai “Promessi Sposi” quando arriva una cosa come questa.

Però, forse non tutti sanno che ci fu una pandemia anche nel 1968-69, l’influenza di Hong Kong, che in Italia venne ribattezzata “influenza spaziale” perché erano i tempi dello Sbarco sulla Luna. In quell’occasione fu coniata l’espressione: “Quando Mao starnuta, il mondo si ammala”. Anche allora, dapprima la Cina tentò di nascondere il problema, ma quando il virus arrivò a Hong Kong non poté più farlo. Non a caso, il primo giornale a dare la notizia fu il Times di Londra, nel 1968. A quei tempi, come sapete, Hong Kong era un territorio britannico. Era molto aggressivo a causa dell’ibridazione con un ceppo presente negli uccelli. Il suo nome è H3N2 ed è ancora in circolazione e causa tuttora diverse influenze.

I sintomi erano quelli tipici dell’influenza: brividi, febbre, dolore muscolare e spossatezza, che duravano dai quattro ai sei giorni. Morirono soprattutto neonati e anziani. Venne fatto un vaccino, che però fu disponibile solo dopo che la pandemia aveva raggiunto il picco in molti Paesi.

 

L’INFLUENZA DELLE PANDEMIE SULL’ECONOMIA

Facendo un confronto con l’influenza spagnola del 1918-19 e con l’influenza asiatica del 1957 (in base ai dati dell’Oms del 2009 sappiamo che il tasso di attacco di tutte e tre le pandemie era compreso tra il 25% e il 35% e quello di letalità era del 2%-3% nel caso della spagnola e sotto allo 0,2% per le altre due), possiamo considerare l’influenza d di Hong Kong abbastanza mite. Tuttavia, pur essendo considerata la meno letale delle pandemie del secolo scorso, colpì 250 milioni di persone, mentre le cifre sui decessi oscillano tra i 750.000 e i 2 milioni. Per farvi capire, la spagnola uccise 50 milioni di persone e la peste nera 20 (su una popolazione di circa 80 milioni di persone).

Ecco, anche in uno scenario mite, le morti si aggirano sul milione e mezzo e il Pil mondiale perde dallo 0.7 all’1%. Consola il fatto che nel peggiore dei casi l’impatto del virus sull’economia nel secondo anno cala e nel terzo la situazione si normalizza e il Pil inizia ad attestarsi su numeri solo leggermente inferiori rispetto a quello previsto prima della pandemia.

I Paesi meno sviluppati ne risentono di più perché hanno più difficoltà a contenere il virus i capitali vengono trasferiti in Paesi più sicuri. Di solito, aumenta l’inflazione aumenta perché alcuni fattori come la riduzione dell’offerta di lavoro dovuta ai morti e l’aumento dei costi di produzione per le imprese fanno lievitare i prezzi. Questi fattori pesano di più del diminuzione della domanda, dovuta al panico. In condizioni di normalità, un calo della domanda porta, di solito, a una deflazione.

Le crisi economiche generate dalle pandemie, per quanto forte, rientrano nel giro di qualche anno e già a medio termine il Pil tende a essere solo di poco inferiore al livello che in sarebbe stato se non ci fosse stata la pandemia, soprattutto se le perdite umane sono contenute.

Nel breve periodo, un virus molto contagioso ma poco letale è più dannoso per l’economia di un virus molto letale ma poco contagioso perché può terrorizzare sia i consumatori, sia nelle imprese. Nel lungo periodo la riduzione permanente dell’offerta di lavoro e la letalità della pandemia sono gli unici fattori che incidono.

Più del Pil, ne risente il commercio internazionale e quelli che ne risentono di più sono i Paesi che più dipendono dagli scambi internazionali.

Purtroppo, in un contesto come quello italiano, in cui tra il 2014 e il 2019 ha avuto una crescita annua dello 0,9% contro l’1,4% della Francia, e sette decimi in meno della Germania, e con un calo netto della produzione industriale, anche un calo dell’1% potrebbe avere conseguenze negative importanti, considerato anche il debito pubblico e la carenza e l’arretratezza delle strutture.

 

L’INFLUENZA DI HONG KONG IN ITALIA (E NON SOLO)

La spaziale era molto contagiosa, pertanto si diffuse abbastanza velocemente, anche se non come il Covid 19, coinvolgendo, nell’ordine, Asia, America ed Europa. In Italia arrivò un anno e mezzo dopo Hong Kong facendo circa ventimila morti. Anche allora, si puntò sulla prevenzione. Anche allora, strade, uffici, fabbriche e mercati si svuotarono e si riempirono gli ospedali, che allora avevano il problema dei posti. Anche allora non si sapeva se la guarigione immunizzasse. Però le scuole non chiusero ma giravano degli ispettori per fare dei sopralluoghi.

Scoppiò a luglio e in pochi mesi arrivò nella zona del Canale di Panama e gli Stati Uniti, portata dai soldati che tornavano dal Vietnam (gli eserciti sono spesso un veicolo importante per le malattie infettive). A fine dicembre il virus si diffuse in tutti gli Stati Uniti per poi arrivare in Europa occidentale. Australia, il Giappone, Africa, Europa orientale, America Centrale e America Meridionale non furono risparmiati dal virus. La spaziale arrivò in due ondate e di solito nella maggior parte dei Paesi colpiti dalla seconda fece più danni della prima.

 

Probabilmente, non fu particolarmente letale perché era stato preceduta da un H2N2 che diede un po’ di cross-protezione, soprattutto alle persone più anziane. La cross protezione è un fenomeno in base al quale una protezione sviluppata contro un virus è efficace anche contro quelli simili.